Fusione Fredda dell’Ing. Rossi e il supporto del Prof. Focardi. Energy NO LIMITS Made In Italy.

Inserisco questo post con la speranza che tutto ciò che viene spiegato su http://www.consulente-energia.com possa essere il lascia passare per l’eternità e il benessere, dell’intera umanità, ma quando scrivo intera intendo proprio tutti senza distinzione di classi sociali o confini geografici, TUTTI.

1) UNA “MACCHINA” POTENZIALMENTE RIVOLUZIONARIA

La fusione fredda non solo sembra essere possibile, ma può produrre molta più energia di quanto si pensasse. O almeno, è stato messo a punto un sistema in grado di produrre, sorprendentemente, assai più energia di quanta viene fornita al sistema. E la tecnologia, potenzialmente rivoluzionaria per la sua facilità di applicazione su piccola o grande scala e per i materiali economici con cui può essere realizzato un generatore, è tutta italiana. Infatti, venerdì 14 gennaio, in un laboratorio sito nella zona industriale di Bologna, è stato presentato al pubblico da due scienziati italiani – Sergio Focardi, un noto fisico dell’Università di Bologna e Andrea Rossi, un esperto ingegnere chimico – un apparato capace di produrre energia sfruttando una reazione tra nichel ed idrogeno. La conferenza stampa di presentazione, organizzata in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), è stata accompagnata da una dimostrazione del funzionamento del sistema e da verifiche svolte da fisici indipendenti.

2) UNA BREVE DESCRIZIONE DELL’INVENZIONE

Il prototipo di Rossi e Focardi produce energia attraverso reazioni esotermiche altamente efficienti fra atomi di idrogeno e atomi di nichel all’interno di un tubo metallico. Il tubo è inizialmente riscaldato, con l’apporto di energia esterna, a una temperatura compresa fra 150 °C e 5.000 °C, ma dopo poco tempo, iniziata la reazione fra idrogeno e nichel, essa si può autosostenere per cui non occorre apportare nuova energia dall’esterno. L’idrogeno viene iniettato nel tubo metallico, che contiene polvere di idrogeno altamente pressurizzata a una pressione compresa fra 2 e 20 bar. Alcuni nuclei di idrogeno, grazie all’alta pressione e temperatura, riescono ad essere catturati dai nuclei di nichel, con la conseguente trasformazione dell’atomo di nichel in rame e la liberazione di una grande quantità di energia termica. L’apparato, quindi, funge da catalizzatore per reazioni nucleari a bassa energia. L’avvenuta “fusione fredda” è confermata proprio dalla produzione di rame e dal rilascio di energia corrispondente.

 

 

Lo schema dell’apparato di Focardi-Rossi per la produzione di energia attraverso reazioni esotermiche tra nichel e idrogeno.

 

3) SI TRATTA DELLA FAMOSA “FUSIONE FREDDA”?

Il processo alla base del reattore messo a punto dall’ingegner Rossi con la preziosa collaborazione di Sergio Focardi, sarebbe dunque la celebre “fusione fredda”, di cui si sente parlare ormai da anni. La fusione fredda è un processo di fusione nucleare – cioè che coinvolge due nuclei atomici, i quali venendo a stretto contatto, si fondono liberando energia – che avviene tramite reazioni nucleari a bassa energia, e non ad alta temperatura come nelle stelle o negli acceleratori di particelle. Tuttavia, sebbene il reattore di Rossi e Focardi funzioni, né i suoi inventori né altri fisici che lo hanno visionato in Italia e all’estero sono stati in grado di spiegarne in dettaglio il funzionamento, ma solo di intuirlo a grandi linee. In ogni caso, quello realizzato a Bologna è un prototipo perfettamente funzionante di reattore a nichel-idrogeno (Ni-H). Sebbene non si sappia come un protone di idrogeno possa entrare in un nucleo di nichel, ciò avviene. E ciò è sufficiente per dare inizio a una possibile rivoluzione nel settore dell’energia.

 

 

Una reazione di fusione nucleare “calda” (quella che avviene nelle stelle) tra due isotopi dell’idrogeno, gli atomi di deuterio e trizio.

 

 

4) UNA SERIE DI REAZIONI A BASSA ENERGIA

Nel prototipo di reattore di Rossi e Focardi, all’interno del tubo in cui i nuclei di idrogeno si fondono con quelli di zinco, si rinvengono granuli di nichel fuso (che fonde sui 1500°C) a fronte di un riscaldamento esterno a temperature molto più basse, e si osserva anche dello zinco. Non essendo quest’ultimo metallo presente fra i componenti inizialmente inseriti nel tubo, si ritiene che sia prodotto da una reazione di fusione fra un atomo di nichel e due atomi di idrogeno. Ciò dimostrerebbe che, nella tecnologia messa a punto dai due inventori, si realizzano più reazioni di fusione del nucleo di nichel che generano atomi instabili più pesanti. Inoltre, dopo aver generato energia, nelle polveri presenti nel tubo si trovano isotopi di rame e atomi di elementi più leggeri del nichel, come zolfo, cloro, potassio e calcio. Questo sembrerebbe indicare che, oltre alla reazione di fusione, nel nucleo si realizza un fenomeno di fissione nucleare (che è l’inverso della fusione nucleare), il quale produce atomi stabili più leggeri.

 

 

La tavola periodica degli elementi, con i principali metalli protagonisti delle reazioni nucleari nel reattore Ni-H di Rossi-Focardi.

 

5) QUANTA ENERGIA SI PRODUCE

L’energia esterna fornita al sistema è l’elettricità necessaria per l’accensione della resistenza che serve a riscaldare il tubo dove avverranno le reazioni: l’energia occorrente al prototipo per tale accensione è di circa 1 kW, ma scende a 400W dopo pochi minuti, e ha consentito all’apparato di produrre circa 15 volte l’energia fornita dall’esterno (ma è possibile crearne molta di più). Tale energia in eccesso è rilasciata dal sistema poiché il rame che si forma nella reazione di fusione è in realtà un isotopo di rame, il quale subisce un decadimento radioattivo in seguito al quale si libera una notevole energia. Quest’ultima è, teoricamente, pari alla differenza tra la massa (energia) complessiva iniziale della coppia “idrogeno + isotopo di nichel” e la massa (energia) dello stato finale, rappresentato dall’isotopo di rame. Pochi grammi di nichel e idrogeno, quindi, possono produrre una quantità di energia equivalente a quella di migliaia di tonnellate di petrolio. E il nichel è uno dei metalli più abbondanti sulla crosta terrestre.

 

 

L’analisi delle polveri presenti nel reattore di Rossi-Focardi dopo la produzione di energia mostra la creazione di zinco.

 

6) QUANTA “MATERIA PRIMA” SI CONSUMA

L’aspetto senza dubbio più sorprendente del reattore di Rossi-Focardi è lo scarsissimo consumo di “ingredienti” nella produzione dell’energia. Infatti, una volta che, dopo il riscaldamento iniziale ottenuto fornendo energia esterna, le reazioni si sono innescate all’interno dell’apparato, esse si autosostengono, e la macchina produce in maniera continuativa energia termica, in quantità facilmente determinabile misurando quanta acqua viene vaporizzata al secondo. Il prototipo mostrato in pubblico, ad es., ha vaporizzato 13 litri d’acqua in circa 1 ora, ed è in grado di produrre un’energia termica fino a 10-12 kW, come una caldaia a pellet domestica. Ma oltre a richiedere pochissima energia, la macchina “consuma” pochissimo: picogrammi di nichel e idrogeno per produrre chilowatt. Dunque, con questa rivoluzionaria tecnologia, il “combustibile” non rappresenta certo un problema: secondo Rossi, con 1 grammo di nichel è possibile ottenere la stessa energia che sarebbe ottenibile bruciando 500 kg di petrolio.

 

 

Gli scienziati “scettici” hanno partecipato all’esperimento dimostrativo pubblico del reattore con i loro strumenti di misura.

 

 

 

Fusione Fredda dell’Ing. Rossi e il supporto del Prof. Focardi. Energy NO LIMITS Made In Italy.ultima modifica: 2012-11-29T14:08:00+00:00da dannodeidanni
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